Manifesto dei Dockers

1. Chi siamo

Siamo visionari e creativi, ma anche ambiziosi e determinati.

2. Progettiamo con pragmatismo

Quando progettiamo, uniamo immaginazione e concretezza. Guardiamo lontano, con uno sguardo rivolto al futuro, ma agiamo nel presente.

3.Cerchiamo orientamento

Far parte dei Dockers significa trovare una direzione. Un orientamento che spesso cambia la vita, aprendo nuove possibilità personali e professionali.

4.Crediamo nell’impegno

L’ispirazione non basta. I risultati si costruiscono con costanza, responsabilità e impegno di gruppo.

5.Crediamo nella trasparenza

La chiarezza e l’onestà sono  il fondamento delle nostre relazioni. Condividiamo obiettivi, processi e visioni in modo aperto.

6.Coltiviamo la collaborazione

Lavoriamo insieme, valorizzando competenze diverse e costruendo sinergie durature.

7.Costruiamo relazioni di fiducia

Le relazioni che nascono in Dock non finiscono con il percorso: si trasformano in legami professionali e umani che continuano nel tempo.

8. Condividiamo conoscenze e contatti

Come Dockers ci impegniamo a mettere in comune esperienze, reti e opportunità.

9. Creiamo uno spazio comune

Costruiamo un ambiente aperto in cui risorse, strumenti e idee possano essere condivisi e potenziati collettivamente.

10. Alimentiamo la comunità

Partecipiamo attivamente alla formazione continua di tutti. Nutriamo la curiosità della comunità con mente aperta, spirito critico e non giudicante, e desiderio di crescita. Ogni Docker riceve valore dalla community e contribuisce a generarlo e restituirlo nel tempo.

I nostri Valori

  • La trasparenza è intesa come:

    • sincerità di intenzioni: dire chiaramente perché si dà un consiglio e da che posizione si parla, con l’obiettivo di aiutare e non di “mettere in difficoltà” l’altro.

    • rifiuto esplicito di feedback aggressivi, umilianti o competitivi: si riconosce che in passato sono esistiti comportamenti “tossici” durante le prove di pitch.

    • condivisione di strumenti, risorse e competenze: se dispongo di certe risorse, nella community mi “aspetto” che le renda visibili e accessibili, non che le tenga nascoste.

    • chiarezza di regole e aspettative: cosa ci si aspetta da chi entra in community (es. sincerità, disponibilità a fare mentoring), pur senza formalismi “da contratto”.


    La community è trasparente, sincera nelle intenzioni, chiara nelle relazioni, ma non tossica.

  • Si riconosce una tendenza generale a vedere e dire soprattutto il negativo (il pitch che “fa schifo”) e a sottovalutare riconoscimenti positivi. 

    Si vuole superare la cultura centrata solo sugli errori, valorizzando anche ciò che funziona, che includa anche il “bravo, questo è davvero forte”, non solo critiche.

    Distinzione chiave:

    • Feedback = valutazione/consiglio su progetto, pitch, persona.

    • Trasparenza = intenzione e onestà con cui entro in relazione, anche prima e oltre il feedback.

    Viene esplicitata la volontà di un ambiente “non giudicante”: libertà di dire la propria, ma in un contesto onesto, rispettoso e orientato ad aiutare.


    Il feedback deve essere onesto ma gentile, critico ma costruttivo, e inserito in un contesto di rispetto reciproco.

  • Forte desiderio di una community che collabora davvero, non solo un gruppo di ex partecipanti passivi.

    Non si vogliono creare obblighi formali, ma un “senso di responsabilità personale”. Discussione sul confine tra collaborazione e obbligo: se scelgo di far parte della community, mi impegno a esserci e dare qualcosa.

    Definizione proposta: I dockers sono una comunità di supporto lavorativo e collaborazione.


    Collaborazione vista come mutuo aiuto volontario ma serio, non come favore occasionale né come contratto rigido.

  • “Apertura” intesa su due piani:

    • Apertura alla critica costruttiva: accettare idee differenti dalle proprie.

    • Apertura alle novità: nuove tecnologie, nuovi contesti, nuovi mercati, nuovi modi di fare.

    La parola chiave che emerge è “apertura mentale”, affiancata da curiosità.

    Collegata anche all’idea di scoprire cose nuove per migliorare prodotti, servizi e se stessi.


    Community composta da persone curiose, capaci di mettersi in discussione e di integrare novità.

  • “Networking” inteso come qualcosa di più concreto e profondo:

    • Condivisione di contatti: es. ognuno condivide almeno 2 contatti l’anno (→ metrica).

    • Condivisione di competenze: alumni che tengono momenti formativi gratis per altri (esempio sulla gamification).

    • Condivisione di profili e dati su startup e persone: chi fa cosa, che clienti ha, che fatturato, da quale edizione viene.

    La community viene definita come “spazio di scambio”: scambio di idee, contatti, strumenti, opportunità, sia in presenza (eventi), sia digitale (piattaforme, WhatsApp, eventuali dashboard).


    La community è vista come una “cassetta di risorse condivise”: competenze, contatti, strumenti e opportunità circolano, non restano chiusi nei singoli.

  • Si parla di fiducia in due sensi:

    • Fidarsi dei feedback ricevuti: se non c’è fiducia, il giudizio pesa in modo negativo.

    • Sentirsi “safe” nel condividere dettagli del proprio progetto senza paura che qualcuno rubi l’idea.

    C’è consapevolezza che la fiducia:

    • È un valore implicito in trasparenza/apertura.

    • È anche un tema critico nel post-programma, quando si perde il “faro” rappresentato dall’acceleratore.


    Aspirazione ad essere luogo affidabile, dove ci si può esporre senza paura di venire giudicati o danneggiati.

  • Verso la fine emergono altri tratti identitari dei “Dockers”:

    ·   Creatività: capacità di generare nuove soluzioni, non solo “fare esecuzione”.

    ·   Visione / sguardo verso il futuro: attenzione alle nuove tecnologie (es. AI), ai trend globali, ai cambiamenti del contesto.

    ·   Ambizione e determinazione: volontà di portare le cose a terra, di non restare fermi nella perfezione teorica.

    ·   Entusiasmo: energia nel costruire e nel sostenere gli altri (citata come cifra emotiva del gruppo).


    I Dockers si riconoscono come creativi, visionari, ambiziosi e determinati, non solo come “ex partecipanti” a un programma.

Sintesi delle evidenze del workshop

Come racconteresti la tua esperienza in Dock?

Olimpiadi”: il percorso imprenditoriale come fatica condivisa e “bagno di realtà”

 L’esperienza Dock viene vissuta come una sorta di Olimpiade: è faticosa, richiede allenamento continuo, ma se arrivi “alla medaglia” la soddisfazione è altissima. Non basta “partecipare”: emerge l’idea che conti davvero impegnarsi per cambiare la propria vita e il proprio progetto, non solo esserci. Viene sottolineato quanto sia più complesso di quanto si immaginasse all’inizio: il programma porta un vero bagno di realtà sull’imprenditorialità. La metafora mette al centro il lavoro di gruppo: quando si corre “da singoli” si fatica, quando la squadra corre insieme si può puntare al podio.

Fulmine”: esperienza inaspettata, energia e contatto con la realtà

  Il fulmine rappresenta un’esperienza improvvisa e inaspettata, che “arriva e non te lo aspetti”, proprio come la partecipazione al programma. È simbolo di luce ed energia: porta chiarezza, dà carica, attiva risorse e motivazioni che prima non c’erano o non erano espresse. È anche metafora di contatto con la realtà: una scossa che ti costringe a rivedere idee e convinzioni su quanto sia difficile fare impresa. Viene collegato alla vittoria di un’edizione del programma, come qualcosa di raro e prezioso, che però lascia un segno duraturo.

Aereo”: Dock come veicolo che traina giovani verso opportunità e capitale

  L’aereo rappresenta Dock (o il programma) come mezzo che traina giovani imprenditori, studenti e ricercatori verso la possibilità di fare startup. A bordo ci sono i membri del team (i “quattro o più passeggeri”): il focus è sul team come condizione necessaria per partire davvero.  L’“oro/speranza” a cui l’aereo è diretto sono le opportunità di raccogliere fondi e crescere: Dock viene visto come ponte verso il fundraising e il mercato. Emerge il tema dell’ingenuità iniziale: chi arriva dalla ricerca o da percorsi tecnici sottovaluta la complessità dell’imprenditorialità, e il programma rende questa complessità visibile.

Farofiore”: ottimismo, metodo e pratica continua

 Dietro i simboli (fiore, faro ecc.) c’è una visione molto ottimistica: l’idea che l’esperienza sia stata bella, rara e capace di dare nuova prospettiva. Gli strumenti e i metodi acquisiti non restano teorici: vengono ancora usati e via via ottimizzati nei processi reali del lavoro. Si sottolinea un parallelo tra allenamento sportivo e coaching imprenditoriale: talento e competenze non bastano senza esercizio costante. Ricerca e imprenditorialità vengono visti come percorsi paralleli ma integrabili: il programma aiuta a tenere insieme expertise scientifica e capacità di stare “sul mercato”.

In sintesi, dalle metafore emergono 4 idee:

  • l’imprenditorialità come Olimpiade di squadra e bagno di realtà,

  • il fulmine come scossa di energia e presa di coscienza,

  • l’aereo come veicolo che porta team giovani verso opportunità e capitale,

  • gli strumenti/metodi come base di un ottimismo pratico, fatto di esercizio continuo e integrazione tra ricerca e impresa.

I punti aperti

3.1 Cosa significa operativamente “trasparenza”?

Grande lavoro collettivo per tradurre la parola in pratiche concrete:

  • Nelle relazioni: dire le intenzioni, essere chiari, non ambigui;

  • Nei feedback: trasparenza sì, ma senza diventare aggressivi.

  • Negli strumenti: rendere visibili risorse e competenze.

  • Nel trovare metriche per misurare trasparenza (paletti su cosa si valuta, come, cosa è accettabile dire).

3.2 Differenza fra trasparenza, feedback e giudizio

Dibattito sul rischio che la trasparenza si trasformi in giudizio:

Se ti dico qualcosa, ti sto “giudicando” automaticamente?

Proposta: legare la trasparenza a onestà intellettuale e a una chiara finalità di aiuto (come il medico col paziente).

Ambiente desiderato:

  • Libertà di espressione.

  • Non giudizio personale.

  • Feedback chiari ma rispettosi, centrati sul progetto e non sulla persona.

3.3 Quanto impegno si chiede agli alumni?

Questione aperta: essere nella community comporta obblighi?

Timore di creare una “lista di responsabilità” pesante che trasformi il senso di community in burocrazia.

Orientamento prevalente:

  • Nessun obbligo formale.

  • Impegno morale/valoriale: se ti riconosci nella community e ne trai valore, contribuisci attivamente (supporto, mentoring, condivisione contatti, presenza).

3.4 Networking: da parola vuota a pratiche misurabili

Domande-chiave:

Come “so” che dentro la community c’è chi mi può aiutare?

Come faccio a sapere chi è forte in cosa? Da che edizione viene? Che risultati ha?

Proposte:

  • Raccolta di dati e profili degli alumni e delle startup (edizione, settore, fatturato, clienti, competenze…).

  • Metriche di condivisione: es. numero di contatti condivisi all’anno, numero di match creati.

  • Strumenti più efficaci di un semplice gruppo WhatsApp.

3.5 Strumenti e spazi per la community

Esistono già strumenti (es. gruppo WhatsApp alumni), ma:

  • Non tutti sono dentro.

  • Non è ancora usato al pieno potenziale di scambio tra pari (percepito più come canale informativo).

Si parla di:

  • Spazi fisici (eventi come quello del workshop).

  • Spazi digitali (chat, eventuali piattaforme, dashboard, database).

La metafora della “playlist / cassetta degli attrezzi” serve per:

  • Collegare ogni valore a azioni concrete.

  • Rendere visibile che cosa si fa realmente in nome di quel valore.

3.6 Ruolo del team Dock

Il team Dock si offre di:

  • Aiutare a raggiungere gli alumni non presenti.

  • Mettere a disposizione database, strumenti, canali di comunicazione.

Chiarisce però che:

  • Non può “fare tutto al posto della community”.

  • Il senso sta nel fatto che siano gli stessi alumni a prendere in mano manifesto e azioni.

3.7 Continuità post-programma e bisogno di orientamento

Un partecipante racconta che, dopo la fine del programma, si è sentito “perso” senza il faro dell’acceleratore.

Si vede nella community l’occasione per:

  • Mantenere un punto di riferimento stabile.

  • Avere orientamento continuo, non solo nei mesi del percorso.

  • Collegato alla fiducia: rimanere in una community ricca di valore rende naturale “affidarsi” e continuare a partecipare. 

4. Punti di accordo tra i partecipanti

Di seguito i principali elementi dove sembra esserci consenso:

  • Necessità di un manifesto chiaro, con pochi valori forti e ricadute operative.

  • Centralità della trasparenza, accompagnata da rispetto.

  • Community come spazio di supporto reale, non solo relazionale.

  • Valorizzazione dei successi oltre che degli errori.

  • Condivisione attiva di competenze, contatti e risorse.

  • Introduzione di strumenti e metriche per rendere concreti i valori.

Ruolo complementare tra Dock, che abilita, e alumni, che animano.

Roma, 19 febbraio 2026

Gli Alumni:

Alessio Avallone

Saverio Borrelli

Valerio Caravani

Chiara Castellitto

Francesco Cavina

Gabriele Chini

Livia Coppola

Daniele Ferneti

Anna Filazzola

Edoardo Freschi

Matteo Giaccone

Andrea Giorgi

Andrea Grenga

Giuliana Lantino

Ermenegildo Laudato

Alessia Lucentini

Serena Mangione

Davide Michele

Serena Mignucci

Fabrizio Miranda

Giuseppe Matteo Miroddi

Arash Moazenchi

Gianluca Palermo

Emiliano Piccinin

Matteo Proietti

Federico Rufini

Martina Sallustio

Eva Sciarretta

Simone Serani

Harsimran Singh

Stefano Spensieri

Gabriele Zintu